PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA? CI PENSANO I CINESI

I cinesi stanno per sbarcare in Sicilia non con giunche e jian (la spada della dinastia Ming) ma con assegni a tanti zeri per costruire il Ponte fra Sicilia e Calabria. Nei giorni scorsi lo ha annunciato il presidente della Società Stretto di Messina, Giuseppe Zamberletti che ha rivelato la presenza di “capitali cinesi pronti a finanziare l’opera”. Il coup de teatre riaccende le speranze dei fautori del ponte e ha un nome: China Communication and Costruction Company (Cccc) un colosso da trenta miliardi di fatturato che vanta realizzazioni da primato. Per esempio il Ponte di Huagzhou, il più lungo del mondo (36 chilometri). Oppure quello di Su Tong Yangtze, appena più corto (32 chilometri). L’interesse per il Ponte di Messina porta alla ribalta protagonisti di primissimo piano. China Investment Corporation è il fondo sovrano di Pechino. Significa che è direttamente il governo cinese a puntare sul Mezzogiorno. Inoltre il progetto della Cccc sarebbe molto più ampio del Ponte. L’hanno chiamato piano Ulisse e riguarda una piattaforma logistica che dovrebbe arrivare da Gioia Tauro a Trapani. Sul tavolo risorse sostanzialmente illimitate per costruire il Ponte e rifare tutti i collegamenti ferroviari da Napoli in giù e ristrutturare i porti. Per la Sicilia il raddoppio della ferrovia da Messina a Trapani: un progetto troppo costoso per le Ferrovie. Per non parlare della ristrutturazione dei grandi approdi commerciali. Un libro dei sogni? Probabilmente si. Ma intanto i cinesi hanno come obiettivo di fare del Sud la piattaforma logistica per l’Europa e per tutto il bacino del Mediterraneo.